A Napoli ultimi lavori di restyling e rilancio per il marchio storico oggi guidato da Francesco Bernardo. Il laboratorio dei dolci nelle mani del pasticcere Davide Piterà
Il 26 marzo 2026, a Napoli, in via Toledo, là dove nel 1819 è nata la sfogliatella, riapre le porte la storica Pasticceria Pintauro. Chiuso dalla scorsa estate, il punto vendita ha cambiato gestione e, dopo i lavori di restyling, è pronto a scrivere un nuovo capitolo della sua storia iniziata nel 1785. Giusto in tempo per festeggiare la Pasqua con «due o tre ricette inedite e i grandi capisaldi dell’offerta dolce tradizionale: dalla colomba alla sfogliatelle, che qui da noi si consuma di solito il Giovedì Santo, passando per le zeppole, la pastiera e il casatiello. Tutte realizzate con materie prime locali», racconta Francesco Bernardo, immobiliarista. A lui e al socio pasticcere Davide Piterà il compito di rilanciare un indirizzo iconico, «a cui sono legatissimo fin dall’infanzia – aggiunge Bernardo – Ricordo ancora le passeggiate in via Toledo, con la famiglia, la domenica mattina, prima di tornare a casa con un pacchetto di sfogliatelle per il pranzo». Da qui la necessità, quasi più affettiva che imprenditoriale, di «ridare un senso a un luogo della città affinché non venisse deturpato da un’offerta turistica omologata, uguale a se stessa». Atmosfere di un tempo. A livello di arredi, i clienti abitudinari di Pasticceria Pintauro potranno ritrovare le atmosfere conosciute con diversi elementi iconici riportati all’antico splendore. «Ci siamo concentrati principalmente sul restauro dell’area destinata alla vendita e alla somministrazione nel rispetto della storia del negozio; un vero e proprio museo con marmi e lampade del ‘700. Dietro al bancone, invece, abbiamo rinnovato i macchinari così da restare al passo con i tempi e le metodologie produttive moderne», spiega Bernardo. A dirigere le operazioni nel laboratorio ci penserà Piterà. Al suo fianco, il banconista Peppe Tomei e il pasticcere Giuseppe Scardinale: due maestranze storiche della storia recente di Pintauro, riassunte dopo la chiusura della scorsa estate. Al centro della proposta rimangono le ricette tradizionali, ma è già pronto un progetto per evolvere il format, aprendosi anche a una proposta salata e alla collaborazione con altri pasticceri e chef. «In linea con lo spirito innovatore del fondatore Pasquale Pintauro, vogliamo essere un laboratorio gastronomico dove gli ingredienti si combinano in ricette scalabili e replicabili. Ideali per sostenere, in futuro, anche il servizio di caffetteria e, perché no, anche nuove aperture», rivela Bernardo. Quasi un ritorno al futuro, insomma. Sapori. Prima però ci sono da riconquistare i napoletani. La chiusura della scorsa estate, infatti, non aveva destato grande scalpore fra gli habitué. Da sempre, infatti, Pintauro chiude nel periodo più rovente della stagione (peraltro ironizzando sul fatto che “la sfogliatella è un dolce ipercalorico che va mangiato caldo”, come si leggeva sui cartella appesi alla serranda). La mancata riapertura autunnale e le luci spente durante lo struscio natalizio avevano fatto circolare un po’ di timore, con voci che già si rincorrevano su una possibile, definitiva chiusura del locale. Poi i primi movimenti, gli andirivieni e un nuovo cartello che, con una poesia, annunciava il via al restyling. «Napoli ha da sempre un enorme affetto per il brand. In questi giorni di lavori, quando eravamo presenti sul punto vendita in molti si sono affacciati all’entrata per chiedere informazioni sulla riapertura. C’è molta attesa, anche fra i turisti italiani e stranieri. Ora speriamo di rilanciare Pintauro nel migliore dei modi possibili», conclude Bernardo.
Fonte: Repubblica
